Ragazzi, ecco cinque mosse per imparare a… perdonare!

La parola d’ordine di questa settimana è “perdonare” e sappiamo quanto sia difficile, soprattutto se ci siamo sentiti traditi o feriti.

Il fatto è che molte volte vorremmo perdonare, ma come fare per zittire quella vocina che abbiamo dentro e che ci suggerisce di vendicarci o di odiare chi ci ha fatto male?

Non siamo mica dei santi! Loro sì che sono capaci di perdonare e di vivere sereni!

Ma… se volete “imparare” a perdonare, esiste un metodo, che non funziona velocemente come uno schiocco di dita, ma che vi può portare a vivere meglio, con più ottimismo e felicità.

Non ci credete?

Provate a seguire questi 5 passi:

1) Ricordate ciò che vi è successo, senza pensare che il colpevole sia un “mostro”.

Non arrabbiatevi di nuovo: respirate lentamente e profondamente.
Poi provate a rivedere la scena nella vostra mente: fate una descrizione “oggettiva”, senza aggiungere altro.

2) Provate a mettervi nei panni di chi vi ha fatto soffrire: immaginate di avere di fronte quella persona, mentre vi spiega perché si è comportata così male.

Quale storia vi racconterebbe?
Inventatela!

3) Ora il passo più difficile: “regalate” il vostro perdono.

Per riuscirci, pensate a qualcosa che avete combinato tempo fa e al perdono che avete ricevuto.
Smettetela di provare odio e ostilità: mettetevi al di sopra del male e della vendetta. Solo così potrete perdonare davvero.

4) E’ il momento di scrivere una lettera di perdono a chi vi ha fatto soffrire.

Mettere su carta il perdono aiuta a renderlo vero.
Se proprio non ce la fate a mandare una lettera, scrivetela sul vostro diario e conservatela.
Sarà sufficiente.

5) Sarà impossibile “cancellare” dalla vostra mente ciò che è accaduto, ma “ricordarlo” non significa “non riuscire a perdonare”. Ricorderete ciò che è successo, ma non proverete più il desiderio di vendetta, la rabbia, il dolore.

Rileggete la lettera che avete scritto: vi aiuterà a tornare sereni.

E ricordate che “perdonare” non è un atto di debolezza, ma un modo per vivere sereni!

 

* Articolo scritto da Laura Gazzola e pubblicato sulla Pagina dei Ragazzi del quotidiano “La Provincia di Como” il 9 ottobre 2018.

Ragazzi, l’arte può aiutarvi a scoprire chi siete!

Vi è mai capitato di ammirare un quadro esposto in un museo ed emozionarvi così tanto da sentir scendere le lacrime sul vostro viso?
A me è successo di fronte ad un dipinto del Caravaggio in una chiesa a Malta.

Oggi, perciò, parliamo di “arte” e dell’importanza di coltivarla.

Possiamo essere creativi, dotati nel disegno e nella pittura o semplicemente degli appassionati frequentatori di pinacoteche:

la cosa importante è lasciarci catturare dalla bellezza di ciò che guardiamo.

Forse non lo sapete, ma la nostra vita può essere migliore se coltiviamo l’arte.

E’ noto, infatti, che l’arte migliori il nostro umore, perché godere di un capolavoro ci trasmette emozioni positive (fino alle lacrime di gioia!).
Sviluppa inoltre la capacità di cogliere i dettagli, libera le nostre potenzialità e ci spinge a coltivare le nostre capacità creative e… se proprio volete saperlo,

l’arte ci aiuta a essere meno ansiosi, a risollevarci il morale quando siamo giù,

perché essere in grado di cogliere la bellezza di un quadro, di una scultura ci fa sentire appagati della vita.

Perciò, ragazzi, non studiate l’arte “solo” perché è una materia di scuola: fatelo per rendere migliore la vostra vita.

Sì, facile da dire!, ma come facciamo ad appassionarci?

Partiamo da un “gioco”!
Dobbiamo scoprire un dipinto che – secondo noi – ci assomigli o ci rappresenti.
Poi troviamone un altro che raffiguri “come” vorremmo essere.
Infine uno che mostri “come” crediamo che gli altri ci vedano.

E’ ovvio che stiamo parlando di dipinti raffiguranti volti, corpi, persone che NON devono per forza essere simili a noi.

Dobbiamo sceglierli per ciò che “sentiamo” di essere.

Poi incolliamo le immagini su un quaderno con scritto: “Come mi vedo”, “Come vorrei vedermi” e “Come mi vedono gli altri”.

Non ci crederete, ma resterete stupiti dalle vostre scelte!

Poi documentiamoci sui pittori di quei quadri: vita, carattere, avventure, gusti.
Chissà se quegli artisti hanno qualcosa in comune con noi!

Scoprirlo sarà una vera sfida!

 

*Articolo scritto da Laura Gazzola e pubblicato sulla pagina dei Ragazzi del quotidiano “La Provincia di Como” (30/10/2018).

Ragazzi, il “pisolino” è meglio dei social: dà la carica!

Ehi, sei di quegli studenti che “dormono” nel pomeriggio?
Tua madre ti rimprovera per questo?

Bene, sappi che il “pisolino” dopo pranzo può risultare una buona abitudine, ma non per tutti.

Se, ad esempio, hai problemi di insonnia, evita!
E poi stai attento a “quanto” dormi, perché

lo scopo del pisolino è di ricaricarti, di fornirti nuova energia e non di farti trascorrere il resto della giornata assonnato o con il mal di testa.

Come sfruttare al meglio il “pisolino”?
1) L’orario ideale è dopo il pranzo, tra le ore 13 e le ore 15;
2) non superare la mezz’ora di riposo, perché il rischio è di stare peggio;
3) scegli un posto tranquillo, indisturbato, buio e senza rumori;
4) punta la sveglia e alzati quando suona;
5) sciacqua la faccia con acqua fredda;
6) mangia e bevi qualcosa di leggero;
7) cammina per casa e sciogli i muscoli del collo;
8)  ricomincia a studiare, evitando distrazioni inutili, dato che ora sei fresco.

Ricorda che il “pisolino” è uno solo ed è il tuo corpo “a chiamarlo”.

In che modo?

Se dopo il pranzo hai brividi, occhi pesanti e tanta stanchezza, vuol dire che hai bisogno di riposo.

Ma ricorda: se supera la mezz’ora può provocarti nel tempo disturbi del sonno notturno.

Quali sono i benefici del pisolino?

Studiosi tedeschi dicono che renda la memoria cinque volte più potente, mentre studiosi americani sostengono che la creatività aumenti del 40%.
Addirittura la Nasa ha comunicato che dormire per una ventina di minuiti, nel pomeriggio, ha migliorato del 34 % le prestazioni professionali dei suoi piloti!

Il sonnellino quindi è un vero toccasana, ma ricorda che è la notte il momento in cui dormire veramente.
Perciò, a parte quella mezz’oretta, cerca di restare sveglio e attivo durante il giorno, anche se sei stanco, perché noi siamo fatti così: per stare svegli di giorno e dormire la notte.

Perciò, usalo bene il sonnellino!
E potrai migliorare anche i tuoi voti… Sempre se studi, ovviamente!

*Articolo scritto da Laura Gazzola e pubblicato sulla pagina dei Ragazzi del quotidiano “La Provincia di Como” (28/11/2018).

Ragazzi, ecco come non “procrastinare”!

La parola su cui lavorare questa settimana è “procrastinare”.
Forse è un verbo che usate poco, ma certo lo conoscete: significa “rimandare ad un altro giorno qualcosa, senza stabilire mai quando agire”.

Avete presente quando dovete iniziare un nuovo compito, un nuovo progetto o prendere una decisione difficile e… vi sentite come bloccati?

Non capite come mai, ma non riuscite a partire perché il vostro cervello si rifiuta di concentrarsi su quello.

Il fatto è che iniziare qualcosa di impegnativo assorbe tante energie mentali e pensare a cosa dobbiamo fare, a come dobbiamo svolgere quel compito – magari poco gradito – ci prosciuga la mente.
Ecco perché rimandiamo!

In realtà, a farci restare in attesa è l’ansia, che ci spinge a fare qualsiasi altra cosa pur di rimandare ciò che dobbiamo.
E’ come se il nostro cervello si difendesse dalla fatica.

Avete presente quando, al posto di rimettere in ordine la vostra stanza, spendete il tempo inventandovi altri lavori?
In fondo non è che non state facendo nulla, vero?
Non ve ne state con le mani in mano! Però… non fate nemmeno ciò che vi è stato chiesto.

Praticamente state procrastinando.

Se vi siete resi conto di essere così e volete migliorare, un modo c’è!

Scegliete di svolgere l’attività che avete stabilito oppure non fate assolutamente nulla.

Facciamo un esempio.
Se dovete studiare o svolgere un lavoro che vi ha affidato la mamma, avete due possibilità: 1) lo portate a termine, 2) non potete fare nient’altro: niente chat, niente play, niente tv, niente pc.
Non è una punizione né un ricatto, ma almeno

il vostro cervello capirà che se non svolgete ciò che dovete, si dovrà mettere in stand by.
E dato che il cervello odia annoiarsi… sarà più disponibile a concentrarsi su ciò che gli chiedete di fare!

Questa strategia funziona davvero, perché riduce le vostre scelte e quindi vi spinge all’azione.

Vedrete che, pur di non stare immobili, vi metterete a svolgere i compiti!
Non ci credete?
Provate!

*Articolo scritto da Laura Gazzola e pubblicato sulla pagina dei Ragazzi del quotidiano “La Provincia di Como” (2/10/2018).

Ragazzi, giocate con le parole e il vostro lessico si arricchirà!

Questa settimana la sfida è legata al “linguaggio”.

Come ben sapete, avere un lessico ricco, conoscere il significato di molte parole e saperle usare al momento giusto porta parecchi vantaggi sia a scuola che nella vita.

A scuola ci permette di “guadagnare” buoni voti.
Pensate ai temi, dove saper usare sinonimi permette di ribadire concetti senza farli sembrare ripetizioni.
Oppure nelle interrogazioni, dove è possibile esprimersi senza giri di parole.

E nella vita?
Beh, chi non viene intimorito o colpito nell’ascoltare persone che si esprimono con parole inusuali?
Ci sono persino professioni che hanno nel linguaggio la loro forza.
Pensate ai politici, ad esempio, che usano “paroloni” (che la maggior parte della gente non capisce).

Insomma, spendere tempo per imparare sempre più parole ci fa guadagnare punti, perché ci permette di comunicare meglio con tutte le persone, sia quelle istruite sia quelle meno.

E se le parole non ci vengono in mente? Se sono il nostro punto debole?

Alcuni ragazzi a scuola pensano di essere poco intelligenti, perché sono “scarsi” quando devono esprimersi.
Tranquilli!
Questo tipo di intelligenza (eh, già, ne abbiamo tante di intelligenze!) si può allenare.

Sì, vabbè, adesso ci dirai che dobbiamo leggere!

Niente affatto!

Vi propongo invece un gioco che faccio spesso con i miei studenti.
Potete provarci anche voi, in famiglia o con gli amici. E magari trasformare il gioco in una “sfida”.

Il gioco per sviluppare la fluidità verbale dura UN MINUTO (perciò calcolate il tempo con un timer).

Il responsabile del “tempo” vi chiederà di scrivere sul vostro foglio tutte le parole che vi vengono in mente e che iniziano con una lettera dell’alfabeto che lui deciderà.

Vi faccio un esempio: Parole che iniziano con la “S”!

Al termine del minuto, farà il calcolo di quante parole corrette avete scritto.
Non valgono i nomi e cognomi di persone né i nomi di città.
Escludete anche i diminutivi (es. casa, casetta).

Poi passate ad un’altra lettera e così via.

Vedrete, sarà divertente!

 

* Articolo scritto da Laura Gazzola e pubblicato il 23/10/2018 su La Provincia di Como (pagina dei ragazzi).

Ragazzi, imparate a essere “determinati” e… arriverete alla meta!

Avete voglia di raggiungere un obiettivo che prevede di impegnarvi per molto tempo e avete paura di non farcela?
Siete caduti nel “vorrei, ma non so se ce la farò”?

Non preoccupatevi!

La soluzione c’è, ma prima rispondete a una domanda: “Da 0 a 10, quanto ci tenete a raggiungere il vostro obiettivo”?
Più vi avvicinate al 10 e più significa che quell’obiettivo per voi è importante.

Ma come fare per non mollare?

Dovete essere “determinati”!
Significa che dovrete aver chiaro, nei minimi dettagli, il vostro obiettivo e considerare sia i lati positivi sia gli ostacoli e le difficoltà del percorso che dovrete fare.

Prima di tutto dovrete far tacere la vocina che avete in testa e che vi ripete che “non ce la farete mai”.

Poi dovrete mettere in conto che arriveranno i momenti in cui vorrete arrendervi: non fatelo!
Se le difficoltà saranno molte, non cambiate obiettivo, ma trovate nuove strade per raggiungerlo.

Restate concentrati, anche se il risultato non si vede subito!
E se sbaglierete qualcosa, sarà normale, perciò continuate pure a sbagliare, finché non troverete la via giusta.

Fate così:
1) preparatevi ad affrontare gli ostacoli, riflettendoci in anticipo: pensare che tutto andrà bene, senza prepararsi per tempo, significa essere superficiali;

2) guardatevi dentro: “Sapete rialzarvi quando cadete?” o siete di quelli che mollano alla prima difficoltà?
E’ importante rispondervi in modo sincero, se volete porvi grandi obiettivi;

3) lavorate tutti i giorni sul vostro obiettivo e non rimandate a domani, perché il rischio è abbandonare l’obiettivo;

4) concentrate la vostra attenzione sui passi “veramente” necessari per giungere al vostro obiettivo: piccole cose, ma davvero utili;

5) smettetela di dire o pensare che “non siete dei talenti”!
La determinazione, intesa come enorme impegno, è fondamentale quando volete raggiungere un importante traguardo.
Fissarvi sul discorso del “talento” è solo una scusa per non impegnarvi!

 

* Articolo scritto da Laura Gazzola e pubblicato sulla pagina dei ragazzi de La Provincia di Como (16/10/2018)

Ragazzi, accettate la “sfida”! In 3 mesi potrete vincerla!

Ragazzi, ormai siamo entrati nel 2°quadrimestre e per iniziarlo motivati non c’è niente di meglio che una bella “sfida”!
E’ una cosa seria, perciò non prendetela sotto gamba!

Prendetevi un pomeriggio per pensare seriamente a un obiettivo che desiderate raggiungere (es. prendere 8 nelle verifiche di inglese oppure nuotare per 200 metri senza fermarmi) o a una buona abitudine che volete prendere (es. spegnere il cellulare alle h.21 oppure leggere tot pagine di un romanzo ogni giorno).

Se non avete idea di che cosa scegliere, pensate a qualcosa in cui avete più problemi (es. non restare a letto dopo il suono della sveglia).
Fatto?

Ora sappiate che la sfida durerà 90 giorni!

Significa che tutti i giorni per TRE MESI dovrete “allenarvi” per raggiungere il vostro obiettivo e sarà impegnativo: dovrete fare qualche sacrificio e alcune rinunce, ma ne varrà la pena!

In che modo, però, vincere la sfida?

Ogni giorno dovrete dedicare 90 MINUTI al vostro obiettivo e potrete sgarrare solo UN GIORNO di tanto in tanto.
Se salterete per DUE GIORNI CONSECUTIVI quanto stabilito, avrete perso la sfida!
Perciò usate il calendario per tenere traccia.

Una cosa importante è come suddividere i 90 minuti nel corso della giornata:
– 30 MINUTI al mattino prima di uscire,
– 30 MINUTI dopo pranzo,
– 30 MINUTI la sera (prima di andare a dormire).

Non pensate di fare i 90 minuti tutti insieme alla sera, perché non porterebbe ad alcun risultato.

Facciamo un esempio: l’obiettivo è leggere 12 pagine al giorno.
Perciò, leggerete 4 pagine prima di andare a scuola, 4 pagine dopo pranzo e 4 pagine dopo cena per tre mesi.

Poi potrete cambiare obiettivo!

Ah, un’ultima cosa: non dovete tenere segreta la vostra sfida, ma comunicarla ai vostri genitori o amici. Loro, così, diventeranno testimoni del vostro impegno.

Infine scegliete una persona speciale che possa sostenervi e incoraggiarvi a non mollare quando sarete stanchi.
Chiedetele di diventare il vostro alleato e… fate partire la sfida!
Vi piacerà!

 

*Articolo scritto da Laura Gazzola e pubblicato sulla pagina dei ragazzi de La Provincia di Como (25/09/2018)

Ragazzi, l’ansia non è un mostro! Ecco come gestirla.

Chissà quante volte vi è capitato di esclamare: “Che ansia!”.

Forse i maschi si trattengono, ma sicuramente lo pensano quando si trovano di fronte a verifiche o interrogazioni.
Una ragazza mi ha detto che “odia la sua ansia” e la vorrebbe distruggere.
Un tredicenne mi ha scritto che è l’unica cosa di sé che vorrebbe eliminare.

Ma, ragazzi, l’ansia non è un mostro e non è lì per farci del male!

L’ansia si manifesta per farci capire che siamo preoccupati per qualcosa.
E’ come un amico che ci fa notare che siamo agitati e poi ci chiede: “Come mai? Di cosa hai paura?”.
Noi non sappiamo rispondergli, ma non per questo lo odiamo.

Se ci fate caso, l’ansia appare solo in certe situazioni: ecco perché dobbiamo ascoltarla.
Cosa ci sta dicendo?
Che forse non abbiamo studiato abbastanza? Che dovevamo fare più esercizi? Che non abbiamo le idee chiare?

Insomma, l’ansia ci obbliga ad “ascoltare” quello che abbiamo dentro e forse è per questo che ci sta antipatica.

Per farsi ascoltare, l’ansia usa il nostro corpo: ci fa battere più forte il cuore, ci fa tremare la voce, ci secca la bocca, fa sudare le nostre mani e dà al nostro cervello l’impressione di non ricordare più nulla. Così noi ci spaventiamo!

Allora cosa possiamo fare per tenerla tranquilla?

Una tecnica utile consiste nel respirare profondamente, finché non ci sentiamo più calmi: inspiriamo, tratteniamo il respiro per 4 secondi e poi espiriamo lentamente.
Possiamo anche metterci comodi e ascoltare musica rilassante e calmante.
Ma se proviamo spesso ansia, è bene iniziare a praticare uno sport, perché ci aiuta a schiarire i pensieri e a caricarci di energia positiva.
Un altro modo può essere quello di passeggiare nella natura, lontano dalla confusione, per immergerci nella quiete.
Avere poi un animale da coccolare è l’ideale.

L’importante è accettare l’ansia e vivere pian piano tutte quelle situazioni che ci agitano, per renderci conto – una volta superate – che non c’è più nulla di cui preoccuparci.

* Articolo di Laura Gazzola, pubblicato sulla pagina dei ragazzi de La Provincia di Como
(14/11/2017).

Ragazzi, occhio al… Vamping!

Ragazzi, oggi parliamo di un argomento da non prendere alla leggera.

Avete presente gli studenti che “dormono” durante le lezioni?
Quelli che usano il banco come un cuscino e scrivono stando sdraiati sul braccio, sbadigliando di continuo?
Alcuni dicono apertamente di aver visto un film fino a tardi, ma altri sostengono di essere andati a letto alle nove.

E allora come mai sono in quelle condizioni?

Semplice: utilizzano fino a mezzanotte e oltre lo smartphone per chattare (whatsapp), postare foto, guardare video su Youtube.
E tutto all’insaputa dei genitori, che li credono a dormire.

So che molti di voi non ci trovano niente di male, ma questo fenomeno ha un nome ed è stato studiato da esperti.
Si chiama “Vamping” e consiste nel restare svegli anche tutta la notte sui social.

Cosa succede però poi al fisico e alla mente?
Be’, la mattina c’è una grande stanchezza, che impedisce di stare attenti e concentrati.
Si diventa irritabili e nervosi, perciò si risponde male.
Spesso si ha mal di testa e lo si attribuisce allo stress delle verifiche, ma non è quella la causa.
I voti, tra l’altro, si abbassano e l’ansia aumenta.

Capita anche a voi?
Allora, forse, se vi dicessi che vivere “iperconnessi” è una dipendenza, mi direste che questo problema riguarda gli altri e non voi.

Ma state attenti ai segnali: se vi accorgete di essere sempre stanchi, tesi, se sentite il bisogno di dormire durante il giorno, chiedetevi quante ore siete stati “connessi”.
Ci sono ragazzi che passano SEI ore davanti a uno schermo!

Dunque come fare a tornare pieni di energia?
Non dovete eliminare la tecnologia, ma darvi delle regole e seguirle ogni giorno un po’ per volta.
Stabilite, ad esempio, di spegnere il cellulare alle 22.30 e datevi come obiettivo di non mollare per una settimana.
La settimana successiva, spegnete il cellulare alle 22.15 e così via sino ad avere OTTO ore di sonno.

Lo so, sarà dura, ma ce la potete fare! Vi farà tornare vitali, allegri, socievoli. Vi sembra poco?

 

* Articolo di Laura Gazzola, pubblicato sulla pagina dei ragazzi de La Provincia di Como (7/11/2017).